CARLO PACE
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CarloPace
è nato 1'8 Marzo 1937 ad Alessandria, dove vive e lavora. Si
è accostato precocemente all'arte, in età di 15 anni, per
inclinazione naturale. Pace ha stabilito rapporti con la cultura del
'900 alessandrino e nazionale, nonché con i principali movimenti
d'avanguardia: Spazialismo (Lucio Fontana era amico di famiglia), MAC,
Astrattismo geometrico, Informale. La sua formazione iniziale è
stata anche positivamente influenzata dalla presenza di Germano Buzzi,
medico, pittore, scultore, collezionista, che ha agito da elemento
catalizzatore. Nel 1961 è presente in una collettiva ad
Alessandria, galleria La Maggiolina, e nel 1962, a Venezia, galleria Il
Traghetto.
Dopo il 1962 si osserva un'attenzione mirata e spiccata per la pittura,
pittura più che per l'elemento materico in sé e per
sé, intrinsecamente espressivo. C'è il tentativo di
recuperare l'immagine femminile: con figure fortemente strutturate
secòndo una sintassi geometrizzante riferibile al cubismo o al
post-cubismo.
Gli anni '70 sono l'epoca del maggior interesse per il dada storico,
per il neo-dada, per la pop-art, per l'arte povera, nello spirito del
concettualismo. Pace utilizza materiali vari di recupero: cartone
ondulato, scatole da imballo, elementi metallici, legni, spartiti
musicali, vecchie cornici, rotoli di carta crespa policromi, carte,
carte assorbenti.
Le opere degli anni '80, sempre caratterizzate 'dall'inquietudine,
dalla ricerca, pervengono gradualmente all'acquisizione di un
linguaggio che si appella al silenzio, una sorta di grafismo
corrispondente alla visualizzazione di un suono, Fonemi.
Negli anni '90 il percorso artistico di Pace si arricchisce di una
pittura-non pittura, non significante ma autosignificante che non
rinnega i presupposti informali: sono forme in fieri, in cerca di
aggregazione e di estrinsecazione.
Dal 2000 Pacesi impegna prevalentemente alla realizzazione di un
polittico composto da grandi tele verticali tradizionalmente dipinte e
campite di colore che vibrano di segni e di colature che animano le
superfici cromatiche. Il poiittico è teoricamente infinito,
aperto cioè alla possibilità di eventuali e
progressive aggiunte. Sono opere assolutamente libere che testimoniano
come il binomio arte e anarchia, inteso come libertà di vivere,
pensare, creare, senza accettare condizionamenti, sia l'essenza stessa
dell'arte che per Carletto, solitario, imploso, saturnino,
ipocondriaco, non è un alibi, un balsamo, una taumaturgia,
bensì una condizione non rinunciabile dell'esistere, la ricerca
di una giustificazione dell' esserci.
Mostre personali: 1968 -
Alessandria, galleria La Maggiolina;
1970 - "Figure e sensazioni di tempo", Novara, galleria La Cruna;
1972 - Bergamo, Galleria Il Carruggio; Arona ( No), galleria Arona;
1973 - Como, galleria Il Salotto;
1974 - Sanremo (lm), galleria Matuzia; Vittoria (Ra), Arte Club
Vittoria;
1976 - Bologna, galleria Il Cortile;
1981 - Serravalle Scrivia (AI), Biblioteca Civica;
1983 - Montreal (Canada), Centro Culturale Ambasciata Italiana;
1984 - Alessandria, Palazzo Guasco.