GIUSEPPE TOMASONI |
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Giuseppe
Tomasoni, classe 1938.Allievo del Maestro Campanella. Ha alle spalle una
lunga carriera artistica con prestigiose personali e la partecipazione a
numerose collettive in Italia e all'estero. La prima personale è del 1981 alla
galleria "La Sfinge" di Novara, seguita da altre mostre con cadenza
regolare.La critica lo ha seguito sempre con interesse, definendolo un
«figurativo moderno, ricco di drammatica comunicatività».
Nella foto: l'artista riceve un prestigioso riconoscimento
«La
vita quotidiana è il soggetto preferito di Giuseppe Tomasoni. È vita
quotidiana lo svolgersi delle stagioni, che testimoniano i paesaggi, spesso
visti nella melanconia delle nebbie o nel congelato stupore dell’inverno. È
quotidiano, per quanto di un tempo che fu, il lavoro delle mondine o l’affaccendarsi
di massaie in cucine contadine. Poi questa vocazione al racconto si espande in
tantissime tele, popolate di personaggi del popolo, si va dalle masse operaie in
sciopero alle "lucciole" (ancora quelle nostrane in un’opera del
1983 dal titolo "Vite vendute".
Una pittura che racconta, dunque, e lo può fare in virtù della cura del
dettaglio, del rispetto di armonie e proporzioni. Nelle ultimissime produzioni
questa narrazione rimane, però cambia la rappresentazione. Le tonalità si
fanno più drammatiche, non a caso predomina un certo blu che trasmette
freddezza. I personaggi sono meno dettagliati, ma non per una scelta stilistica,
quanto perché i volti sono sempre più spesso nascosti, o quantomeno non
frontali. Quindi più che una metamorfosi, uno sciogliersi verso l’informale,
anche in questo caso si deve parlare di "funzionalità" alla
narrazione. Tomasoni coglie infatti il gelo del tempo presente, il venir meno
dei rapporti, la fretta. Convivono però quadri meno angosciosi, famiglie in cui
l’artista si riprende per intero il piacere di raffigurare i volti, che sono
distesi e sereni. In ultima analisi c’è nell’arte di questo pittore di
Rovasenda uno dei motivi per cui lentamente, dopo orge concettuali, si ritorna a
praticare una pittura figurativa, la ricerca della concretezza della vita, del
suo mistero, certo, ma anche della sua felice "banalità"». G.P.
Prassi
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