I NOSTRI LIBRI


SANTA MARGHERITA LIGURE: STORIA E CULTURA DI UNA CITTÀ”:
SUCCESSO DEL LIBRO STORICO DI MARCO DELPINO


Il volume “Santa Margherita Ligure: storia e cultura di una città”, opera che racconta la storia della “perla del Tigullio”, scritta da Marco Delpino e presentata ufficialmente lo scorso 23 settembre a Villa Durazzo a S. Margherita Ligure, continua a registrare un successo di pubblico e di critica.

Pubblichiamo di seguito la presentazione al libro scritta dal giornalista Raffaello Uboldi.

UN ANGOLO DI LIGURIA CHE SA DI PARADISO


di RAFFAELLO UBOLDI (*)


Santa Margherita Ligure, come recita la sua dizione com­pleta, o semplicemente “Santa” per chi l’ama, e sono in tanti a provare un tale sentimento.

Perché a “Santa” ci si può anche capitare per caso, alla ri­cerca, qua e là per questa benedetta terra di Liguria, disegnata ad arco fra la montagna e il mare, di un luogo stabile dove trascorrere le vacanze, o buona parte delle vacanze estive. Ma chi alla fine decide di fissarvi, quanto meno per alcuni mesi dell’anno, la propria residenza, non può che rimanere affascinato dai tanti aspetti positivi - alcuni dei veri e propri tesori - che questa cittadina offre a piene mani, con una gene­rosità straordinaria.

La sua posizione è privilegiata, al centro quasi perfetto di quel golfo del Tigullio, chiuso da una parte dal promontorio di Portofino e dall’altra parte dalle montagne che dominano Chiavari, esse pure degradanti verso il mare.

Di giorno è la distesa blu intenso dell’acqua a catturare l’at­tenzione, pur non dimenticando, specie in estate, i colori squillanti di oleandri, glicini, bouganvilles, e persino dei me­lograni, il verde dei lecci, o dei pini svettanti, alcuni a picco sulla riva del mare, delle palme o dei cactus che qui hanno trovato un ambiente ottimale dove proliferare.

Di sera sono le luci delle case a fare spettacolo; luci che paiono accompagnare senza soluzione di continuità il ri­splendere delle stelle in cielo. Un cielo che soprattutto in agosto, per un qualche curioso fenomeno, può apparire a portata di mano. E ci sono i luoghi deputati degli incontri, del passeggio, di una salutare e più lunga camminata, come il Monte di Portofino, che in bella quantità appartiene al ter­ritorio di Santa, “patrimonio dell’uomo per l’umanità”, con­cesso in prestito da un Dio benevolo agli abitanti di questa parte di mondo. Veri gioielli sono le frazioni di Paraggi, Nozarego o San Lorenzo, i caruggi risplendenti di vetrine, la piazzetta dominata dalla Cattedrale, la calata della Capitaneria di Porto, col moltiplicarsi dei battelli da diporto ancorati a riva, la deliziosa chiesetta della gente di mare, il castello, oggi sede di mostre di pittura, e in alto Villa Durazzo, esempio qualificante di architettura ligure, dove si danno concerti, si tengono conferenze e incontri; ricordiamo fra gli ospiti alcuni nomi: Indro Montanelli, Enzo Biagi, Piero Angela, Nanda Pivano, Riccardo Muti, Renzo Piano, Alain Elkan, perché “Santa” è un luogo di cultura - citeremo soltanto Camillo Sbarbaro fra i cittadini cui ha dato i natali - e dove si fa cultura, addirittura più che altrove in Liguria.

E ancora le casette strette l’una all’altra, come lo sono so­pra il tratto dei portici, testimonianza, ma non la sola, di una cittadina che ha saputo contemperare al meglio lo sviluppo e il rispetto per l’ambiente. E infine, a completare il ventaglio delle offerte, la gente, cioè i sanmargheritesi: gente di una pa­sta tutta speciale, dove si sommano la generosità, la cortesia, l’intelligenza, l’intraprendenza; non fu certamente un caso, come si racconta, che sulle caravelle di Cristoforo Colombo, lanciate su un mare ignoto alla conquista di una terra che si sarebbe chiamata America, ci siano stati non pochi marinai che venivano da qui. Anche perché in buona sostanza, pure allorché si sono fatti albergatori, ristoratori, commercianti o, perché no?, coltivatori, i sanmargheritesi hanno mantenuto in primo luogo il mare nel cuore e nella mente. Un mare che sa di lavoro, magari duro, e insieme di avventura, di sfida e di libertà; tutti atteggiamenti dello spirito che i liguri non hanno mai rifiutato, che hanno conservato come il più prezioso dei patrimoni genetici, parte integrante del loro modo di essere, della loro storia e tradizione.

Che dire allora, per concludere? Poche parole: benvenuti a “Santa”, un angolo di Liguria che sa di Paradiso.


(*) Giornalista, scrittore e Presidente dell’Associazione Internazionale “Amici del Monte di Portofino”.


Gli interessati all’acquisto del volume “SANTA MARGHERITA LIGURE, storia e cultura di una Città” di Marco Delpino (formato di cm. 16 x 24), che si snoda attraverso 172 pagine di testi arricchiti da fotografie in b/n e a colori, da disegni e da un inserto a colori opera dell’artista Tarcisio Vantaggiato, con copertina a colori plastificata, possono inviare la somma di 15 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a “Tigullio-Bacherontius” specificando chiaramente la causale.



DISPONIBILE LA NUOVA ANTOLOGIA (LA QUATTORDICESIMA DELLA SERIE) DEDICATA AL NATALE E ALLA PACE

È stata pubblicata, a cura delle nostre edizioni, la nuova antologia intitolata “Natale di Pace e di Amore”, che si snoda attraverso 216 pagine di testi arricchiti da fotografie e disegni, nel formato di cm. 16 x 24, con copertina a colori plastificata opera della pittrice Ortensia Biasioli Ranghino. Chi fosse interessato all’acquisto del volume, può inviare la somma di 15 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a “Tigullio-Bacherontius” specificando la causale.

Tratta dall’antologia “Natale di Pace e di Amore” pubblichiamo il racconto-testimonianza scovato e scritto dal nostro Direttore.


IN PIENO PERIODO DI GUERRA, TRA TANTO ODIO E VIOLENZA, UNA PAGINA DI SOLIDARIETÀ

HA ILLUMINATO I CUORI DI CHI HA CREDUTO NEGLI IDEALI DI LIBERTÀ


Questa è una storia vera, che sembra una favola. L’ho scoperta, rielaborata, modificata, ma è intatta nella sua sostanza. Mi è stata ispirata da una lettera scritta dal partigiano Vladimiro Diodati, “Paolo”, alla figlia Milena.

Voglio offrirla ai Lettori in questo Natale 2006 come segno di pace, amore e speranza.


QUEL NATALE DEL ‘44


di MARCO DELPINO


In questa notte di Natale voglio scriverti questa lettera, figlia mia, perché avverto il peso del tempo, e sento che i miei giorni volgono ormai al tramonto.

Sono trascorsi sessant’anni dalla fine della guerra e tante cose ho serbato nel cuore. Ma in questa notte sento il desiderio di offrirti que­sta semplice testimonianza. Te la dono con il mio affetto, con tutto il mio bene, affinché sappia che tuo padre ha vissuto la sua vita con la coerenza degli ideali.


In quel periodo accadde tutto così in fretta, figlia mia. Allora c’era poco tempo per pensare... le scelte si facevano sulla nostra pelle. A volte bastava un attimo: stare di qua o di là della barricata poteva essere anche una questione di emozioni: la libertà oppure l’onore? Il desiderio di un’Italia migliore o l’orgoglio di non venir meno a una pa­rola data? Questo, sia chiaro, per chi le scelte le operò in buona fede. Gli altri, non so… Non c’era tempo, allora, per approfondire…

Sicuramente ci saranno stati errori anche dalla nostra parte. Forse degli eccessi… Ma noi sognavamo la libertà, non dimenticarlo, figlia mia… Altri stavano dalla parte della dittatura, del terrore, della morte.

Io scelsi di stare dalla parte della vita...

C’è un episodio, però, che oggi voglio consegnare ai posteri. Una storia che, sino ad ora, è appartenuta alla sfera del mio privato, delle mie emozioni, di quei profondi sentimenti che hanno albergato nel mio cuore. Non l’ho mai raccontata prima; ma, a sessant’anni dalla fine della guerra, voglio fissarla sulla carta per te, affinché possa ri­cordarti del tuo papà…

Accadde nell’autunno-inverno del 1944.

Dal settembre 1943 avevo scelto la via dei monti, quella della li­bertà.

Nella valle in cui operavo iniziava il primo freddo di quel secondo autunno di lotta. Era la fine di ottobre e, dopo lungo girovagare, una sera, verso le 10, arrivammo nel paesino di…, che già allora era chia­mata la “piccola Svizzera della Liguria”.

Eravamo una decina in tutto: tre o quattro del Comando, con sei o sette partigiani sfiniti dalla stanchezza e dalla paura.

Il grosso della nostra Brigata era rimasto nell’altra vallata, quella a ridosso del Piacentino. Ci avrebbero raggiunti la mattina seguente, in prossimità del Passo.

Bussammo a una Colonia che ci avevano segnalato: una bellissima costruzione moderna che si affaccia in alto, a sinistra del paese, tutta luccicante per le vetrate che ne fasciano l’intera perimetria.

Mi avevano informato ch’era abitata da alcune suore con molti bambini.

Nel buio pesto ci aprì una sorella. Madre Ignazia, questo il suo nome, sussultò sbigottita di fronte alla luce fioca di una lampada che lasciava trasparire i nostri volti. Uomini stanchi, con fazzoletti rossi al collo, con le barbe e i capelli lunghi, i caricatori sul petto, le bombe alla cintura e le armi a tracolla non avrebbero offerto tranquillità ad alcuno, in quel periodo...

Ci presentammo a nome del CLN: “Abbiamo bisogno di far ripo­sare i nostri uomini. Siamo stanchi, sfiniti...”.

Dapprima Madre Ignazia cercò di dissuaderci: “Siamo completi, ci dispiace, non un solo letto è libero. Non possiamo proprio ospitarvi”.

Poi, impietosita, ci fece accomodare.

La suora aveva una cinquantina d’anni suonati, un bel volto largo, aperto, simpatico, incorniciato da un velo bianco inamidato che glielo ricopriva sino alle gote. Ed una voce chiara, musicale.

Mi presentò alle altre suore, una ventina, in buona parte giovani che, spaventate, erano scese una ad una dalle loro camere. Appartenevano all’Ordine di Santa Marta ed erano sfollate dal loro convento con duecento bambini in tenera età, abbandonati dalle au­torità fasciste al loro destino.

Il quadro che mi si presentò, man mano che osservavo, era pietoso e desolante. La Colonia era gelida, le suore avevano freddo e sicura­mente i bambini, già a dormire nei loro lettini, saranno stati più inti­rizziti che mai.

Non abbiamo di che riscaldare l’edificio”, mi disse la Madre. Poi proseguì narrandomi di come erano state costrette a girare le frazioni della Valle per elemosinare un po’ di pane per aggiungerlo alle poche scorte alimentari che avevano per sfamare i bambini e loro stesse.

Alla fine trovammo riparo, per quella sera, negli scantinati, con qualche materasso recuperato alla bell’e meglio in soffitta.

L’indomani mattina, mi recai nell’ampio refettorio e constatai che le razioni di cibo erano alquanto misere.

Quando le autorità ci condussero qui - mi raccontò Madre Ignazia - ci avevano promesso che non avremmo dovuto preoccuparci di nulla. Avrebbero pensato loro a non farci mancare niente. Questa è una colonia estiva per i figli dei lavoratori di una grande azienda e vi doveva essere tutta l’attrezzatura per il suo buon funzionamento. Invece non abbiamo trovato neppure le pentole e le posate. Ora ec­coci qui, con duecento figlioli di povera gente, alcuni senza genitori, a cui pensare, da sfamare e da vestire”.

Me ne andai con il cuore stretto, pensando a come poter interve­nire in quella pietosa situazione.

Intanto la nostra Brigata, attraversata la catena che divide il paese dal Piacentino, si ricongiunse a noi.

I nostri uomini avevano catturato due camion tedeschi lungo la Via Emilia, liberando gli autisti, trattenendo i mezzi e le scorte, soprat­tutto scatolame di salsa di pomodoro, oltre a quattro-cinque quintali di marmellata.

La visione di quei bambini affamati non ammetteva esitazioni. La decisione fu istantanea e non trovò alcuna resistenza. Tutti i riforni­menti furono trasportati con un carro alla colonia, mentre le suore, meravigliate, ringraziarono la “Provvidenza”.

Fra me e Madre Ignazia si instaurò così un rapporto di simpatia e fiducia.

Il giorno seguente convocai i paesani, con i muli e le slitte. Avevo notato, in un certo punto della strada che dal paese scende verso la vallata, un deposito di alcune tonnellate di legna da ardere, pronta per essere trasportata e venduta nelle città della costa. Indicai il da farsi e, per tutta la giornata, fu un via vai di slitte trainate da muli, stracariche di quella legna, che si trasferirono alla colonia.

Le suore accesero le stufe e tutto, all’interno, si riscaldò. Come per incanto, i bimbi sentirono il tepore e giocarono felici. Per loro era ini­ziata una nuova vita.

Nei giorni successivi, anche i montanari, seguendo il nostro esem­pio, fecero a gara per rendersi utili.

Si mobilitarono ancora, con i loro muli, in una cinquantina, supe­rando fatiche e difficoltà, valicando il passo e raggiungendo, accom­pagnati da una nostra staffetta, la colonia, stanchi ma felici, con 50 quintali di farina di grano.

Madre Ignazia mi confidò le prime impressioni ricevute allor­quando ci accolse la prima volta. Con quei fazzoletti rossi al collo e quelle barbe lunghe cosa poteva pensare di noi? Eravamo quelli della guerra di Spagna, quelli che bruciavano le Chiese e violentavano le re­ligiose. Questo, almeno, scriveva la stampa fascista. Questo avevano raccontato di noi.

Ora si trovava davanti degli uomini, soprattutto giovani, che si erano accorti di loro. In mezzo alla guerra che infuriava, col nemico alle calcagna e fra un rastrellamento e un’azione di guerriglia, per set­timane ci preoccupammo di far rivivere quella Comunità abbando­nata negli stenti.


Un giorno, via radio, ricevemmo l’ordine di predisporre l’arrivo di alcuni lanci di aerei, comunicandoci le coordinate del luogo prescelto.

La vigilia della data stabilita ascoltammo da radio Londra il mes­saggio in codice: “Paolo e Francesca”, che preannunciava l’arrivo. Il prato riservato al lancio era in una conca non lontana dalla colonia.

All’ora fissata arrivarono gli aerei. Fecero alcune evoluzioni at­torno alla zona; quindi, riconosciuto il segnale convenuto disegnato sul prato, iniziarono a passare e ripassare a bassa quota seminando nel cielo tanti piccoli puntini, variopinti ombrelloni che scesero don­dolando dolcemente.

A quel punto, dalla terrazza della colonia, si levò un allegro cin­guettio di voci: erano i bimbi e le suore radunatisi per salutare la pioggia dal cielo, quasi fosse una festa.

Raccolto il materiale, feci caricare i paracadute di seta, una ses­santina, e li inviai alla colonia. Le suore, con tutto quel ben di Dio, cominciarono pazientemente a scucire le tele, recuperando persino il filo con cui erano composte le corde.

Una sera, una staffetta del Comando di Zona giunse in paese con un messaggio di poche righe, col quale mi si informava che era ini­ziato un rastrellamento di grandi proporzioni nella valle del Piacentino e che un centinaio di partigiani feriti, dell’ospedale di zona, doveva essere evacuato. Sarebbero arrivati con ogni mezzo: a dorso di mulo, con le slitte, a piedi, durante la notte. La nostra Brigata avrebbe provveduto a riceverli.

Che fare? Sembrava impossibile trovare una soluzione così su due piedi. Alla fine pensai di fare un tentativo.

Mi diressi alla colonia, in quella gelida serata. Bussai alla porta e, alla Madre che mi venne ad aprire, porsi il biglietto ricevuto poco prima: “Legga”, le dissi, attendendo in silenzio come se avessi posto una domanda.

Faremo così. - rispose subito la Madre - Ci sono duecento letti; metteremo due bimbi per ogni letto: uno alla testa e uno ai piedi. In tal modo avremo cento letti per i partigiani feriti che arriveranno sta­notte”.

L’avrei abbracciata.

Fu così la colonia diventò anche un ospedale partigiano.

Per tutta la notte ci furono arrivi di feriti, alcuni mutilati, intirizziti dal freddo, stremati dal lungo, estenuante viaggio.

Man mano che giungevano, venivano accolti dalle suore, dissetati e sistemati nei letti messi a disposizione. Le Sorelle divennero tutte in­fermiere che provvidero ad ogni cosa, dalla cucina alle cure mediche.


Arrivarono le feste di Natale e Madre Ignazia mi pose, con tatto e cautela, il problema della Comunione per i partigiani ammalati.

Non si preoccupi, Madre - le dissi. - Interroghi ogni partigiano ed esaudisca ogni singolo desiderio. Vedrà che troverà giovani deside­rosi di essere comunicati”.

Quindi venne il mio turno.

Sorella - risposi - potrei benissimo comunicarmi. Per me non si­gnificherebbe niente e Lei sarebbe felice. Ma non posso carpire così la sua buona fede”.

Madre Ignazia non si scompose, ma cominciò a pregare: “Ave Maria, gratia plena...”.

Fu allora che, commosso e quasi trascinato da una forza miste­riosa, cominciai a ripetere la preghiera che mia madre mi insegnò quand’ero fanciullo: “Ave Maria, gratia plena, Dòminus tècum...”.


La vigilia di Natale una staffetta ci informò dal Comando che il giorno dopo avremmo dovuto lasciare il paese, perché tedeschi e fa­scisti stavano organizzando un rastrellamento di vaste proporzioni.

Durante la messa di mezzanotte, molti partigiani parteciparono alla funzione religiosa e si comunicarono.

La mattina di Natale salutammo le suore con grande commozione e Madre Ignazia ci benedisse.

Ma prima della nostra partenza, trovammo nel refettorio duecento figlioli tutti vestiti con fiammanti grembiulini: rossi, bianchi e celesti. Erano le stoffe dei paracaduti.

Le sorprese, però, non erano finite. Madre Ignazia ci consegnò uno scatolone con dentro decine e decine di fazzoletti rossi, di quella stoffa setificata da addobbi religiosi. Sulle due punte dei triangoli, ri­camate in seta, due stelle a cinque punte con il tricolore d’Italia.

Piansi di gioia… Poi ci separammo.


Ecco, figlia mia, perché ho voluto raccontarti questo episodio.

Quel fazzoletto, che ho sempre conservato da allora e che tu ben conosci, fu confezionato dalle Suore di Santa Marta che avevano la­vorato in segreto per chissà quanto tempo!

Quando entrai a Genova liberata, io e tutti gli uomini della mia Brigata portammo al collo un fiammante fazzoletto rosso: quello con la stella a cinque punte e il tricolore ricamati.

Ancora oggi, in questa notte di Natale, mentre lo osservo appeso al muro della mia stanza, mi commuovo al ricordo.


Vedi, figlia mia, in tutti questi anni non sono riuscito a ritrovare la Fede, ma ogni volta che guardo il fazzoletto, il mio pensiero corre a quel Natale del ‘44. E, ogni volta, quasi trascinato da una forza mi­steriosa, torno a ripetere la preghiera che mi insegnò mia madre: “Ave Maria, gratia plena. Dòminus tècum. Benedicta tu in mulièribus et be­nedictus fructus ventris tui, Jesus...”.

Ritrovo così la mia giovinezza e i miei sogni, mentre rivivo le spe­ranze di quei giorni.





QUARTA EDIZIONE DEL LIBRO-OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRÉ
“PARLAVI ALLA LUNA, GIOCAVI COI FIORI”

A quasi otto anni dalla scomparsa, Fabrizio De André continua a restare nel cuore degli italiani, in particolare dei liguri, che considerano il cantautore-poeta come uno dei più autorevoli personaggi della nostra terra. Il mitico “Faber” ha saputo, infatti, presentare in musica le caratteristiche “creuze de ma” della Liguria o i “carrugi” della vecchia Genova o ridare dignità e speranza a chi non ne aveva, o raccontare le storie degli emarginati, dei “peccatori” di varia estrazione, di quell’umanità dolente che circola nel mondo reale e tutte le “anime salve” alle quali ha saputo dare voce nelle sue intramontabili canzoni e ballate.

Il volume “Parlavi alla luna, giocavi coi fiori...”, curato da Marco Delpino, è giunto in questi giorni alla sua quarta edizione. Si snoda attraverso 172 pagine arricchite da fotografie e testimonianze (in particolare quella della scrittrice Fernanda Pivano che, nella presentazione, racconta il suo primo incontro con Faber ai tempi dell’uscita del disco “La guerra di Piero” e del successivo album dell’antologia di Spoon River in musica).

È posto in vendita nelle librerie a 16 Euro la copia, ma può essere acquistato dai lettori, al prezzo speciale di 12 Euro, con invio a domicilio senza ulteriori spese postali. Le richieste dovranno essere indirizzate alla nostra redazione.

Pubblichiamo di seguito le prefazioni al libro scritte da Nanda Pivano e da don Andrea Gallo.







IL CANTO DI UN ANGELO


di NANDA PIVANO


La mia conoscenza di De André avvenne per caso, attraverso una canzone.

Stavo curando per Feltrinelli l’antologia della pace; ascoltai la “canzone di Piero” (non ho mai voluto chiamarla “la guerra di Piero”) che dice: “vide un ragazzo dello stesso suo umore, ma con l’uniforme di un altro colore”, ricavandone subito l’immagine della guerra, in assoluto, più poetica che sia mai stata scritta da un poeta. L’assurdità, la crudeltà della guerra, tutte le cose più orribili che possono esserci nelle guerre sono presenti in questa canzone, in cui due ragazzi, senza sapere perché, anziché andare a giocare a pallone, sono costretti ad odiarsi, ad uccidersi... Da quel momento feci di tutto affinché quella canzone potesse diventare l’inno nazionale della pace. Non conoscevo il cantante, per cui gli scrissi. Ma lui non rispose.

L’incontro tra noi due avvenne molto tempo dopo. Quando lo vidi rimasi folgorata.

Lui, timidamente, disse: “buonasera”. Poi mi confidò che voleva fare lo “Spoon River” in musica. L’emozione fu forte, ma lui era più emozionato di me.

Fabrizio era bellissimo, e poi aveva una voce inconfondibile, calda, magica: sembrava il canto di un angelo. Sarei rimasta ore ed ore ad ascoltarlo cantare, parlare, sussurrare, urlare.

Infine, per farmi compredere il suo progetto, mi cantò una canzone che aveva già abbozzato. Fu un momento indimenticabile.

Quando l’accompagnai all’ascensore, fuori della porta di casa c’era la sua chitarra.

Allora gli chiesi: “ma come? Hai lasciato qui la tua chitarra? Perché?”.

E lui: “avevo paura di disturbare...”.

Il disco quindi uscì, ma la testimonianza d’affetto Fabrizio me la fece quando, nell’edizione di “Spoon River” in musica, nei quattro volumi in un cofanetto della BMG, pubblicò l’intervista che gli avevo fatto, aggiungendo alcune righe che press’a poco suonano così: “adesso tutti sanno chi è Fabrizio, ma nessuno sa chi è Fernanda, che è quella ragazza che a vent’anni scrisse una cosa contro il parere del regime, e a quel tempo significava coraggio”.



LETTERA A FABRIZIO


di Don ANDREA GALLO (*)


Caro Faber, da tanti anni canto con te per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili e ai perdenti.

Canto con te e con tutti i ragazzi della mia Comunità.

Quanti Geordie o Miché o Marinella o Bocca di Rosa vivono accanto a me, nella mia città di mare.

Anch’io ogni giorno, come prete, verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e per chi ha fame.

Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo. Non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione.

E ho scoperto con te, camminando per la via del Campo, che “dai diamanti non nasce niente. Dal letame sbocciano i fior”.

La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l’intelligenza.

Abbiamo riscoperto tutta la tua antologia dell’Amore: una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l’aspirazione alla libertà.

Ma soprattutto il tuo ricordo e le tue canzoni ci stimolano ad andare avanti.

Caro Faber, tu non ci sei più, ma restano gli emarginati, i pregiudizi, i diversi. Restano l’ignoranza, l’arroganza, il potere…

La Comunità di San Benedetto ha aperto una porta nella città di Genova, e già nel 1971 leggevamo già il tuo album “Tutti morimmo a stento”.

E in Comunità bussano tanti personaggi derelitti, abbandonati, tossicomani, impiccati, aspiranti suicidi, traviati, adolescenti, bimbi impazziti per la guerra.

Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile.

In quel tuo racconto crudo e dolente, ed era la vita quotidiana della Comunità, abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perché, come dicevi nella canzone, dalla solitudine può sorgere l’amore e ad ogni inverno segue una primavera.

È vero, caro Faber, a loro, agli esclusi, ai loro occhi troppo belli, sappiano essere belli anche ai nostri occhi. A noi, alla nostra Comunità, che di quel mondo siamo e ci sentiamo parte.

Ti lasciamo cantando la “storia di un impiegato”. Ci sembra sempre tanto attuale.

Così ci sentiamo così vicino a così stretto a noi quando, con i tuoi versi, dici: “E se credete ora che tutto sia come prima, perché avete votato la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte. Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

Caro Faber, tu parli all’uomo amando l’uomo perché stringi la mano al cuore e svegli il dubbio che Dio esiste. Grazie, Faber,


(*) un prete da marciapiede



Chi fosse interessato all’acquisto del volume “ OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRÉ “ PARLAVI ALLA LUNA, GIOCAVI COI FIORI...” (formato di cm. 15 x 21), che si snoda attraverso 172 pagine di testi arricchiti da fotografie e disegni, con copertina a colori plastificata, può inviare la somma di 12 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a “Tigullio-Bacherontius” specificando la causale.


SUCCESSO NAZIONALE DELLA GRANDE RACCOLTA ANTOLOGICA
DI 325 POESIE FRUTTO DEL LAVORO DI 215 AUTORI

UN LIBRO PER IL PAPA

di GIOVANNI GALVANI

Un percorso iniziato un anno fa quando, in segno di affetto verso il Pontefice appena scomparso, Marco Delpino e la "sua" ANPAI (Associazione Nazionale Poeti, Autori e Artisti d’Italia) ebbero l’idea di un concorso-selezione intitolato "Una poesia per il Papa" (l’indimenticabile Giovanni Paolo II o l’allora sconosciuto Benedetto XVI).

Un percorso che ha raggiunto il suo apice mercoledì 19 aprile, quando lo stesso Delpino e il Vescovo di Chiavari, Mons. Alberto Tanasini, hanno consegnato al Papa il libro "Il cammino della Speranza" rilegato in pelle con titoli in oro.

Al di là della rappresentazione mediatica della sua agonia, molti di noi hanno visto in lui il percorso di molti anziani che ci lasciano dopo una lunga e faticosa malattia, faticando anche nell’emettere l’ultimo respiro.

Un Papa che è riuscito ad unire la custodia dell’ortodossia religiosa e la determinazione politica, con la capacità di affascinare il grande pubblico, i giovani soprattutto.

Sin dall’inizio, quando la sera del 16 ottobre 1978, subito dopo la sua elezione, non si limitò a benedire i fedeli ma li "catturò" con il suo italiano incerto " Non so se posso bene spiegarmi nella vostra, nella nostra lingua italiana. Se sbaglio, mi corigerete. "

Dopo 455 anni saliva al soglio pontificio un cardinale non italiano, il polacco Karol Wojtyla: una sorte che molti hanno paragonato a quello del fondatore della Chiesa, Pietro.

Anch’egli straniero (venne a Roma dalla Galilea), anch’egli proveniente dalla società civile (pescatore nel lago di Genezareth), anch’egli grande viaggiatore (Gerusalemme, Antiochia, Anatolia, Ponto, Cappadocia, Corinto, ...), anch’egli scomparso nella sofferenza (crocifisso "a testa in giù").

In 27 anni di pontificato Karol Wojtyla ha "attraversato" la guerra fredda tra USA e URSS, la spaccatura tra paesi poveri e ricchi, la vittoria degli operai di Walesa nella "sua" Polonia, il crollo del mondo sovietico, il conflitto tra Israeliani e Palestinesi, il dissolvimento della Jugoslavia, la guerra del Golfo, l’abbattimento delle Torri Gemelle, le guerre in Afghanistan e in Iraq.

È sopravvissuto all’attentato del 1981 e, pur debilitato dal morbo di Parkinson, non ha mai cessato l’opera di catechesi itinerante toccando tutti i continenti e quasi tutti gli stati del mondo.

Uno straordinario carisma dovuto a una forte personalità e ad una fede ferrea, favorito dall’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione disponibili.

Un carisma che trova conferma in ciascuna delle 325 poesie che Delpino ha raccolto.

 

I lettori interessati ad acquistare il libro "Il cammino della speranza - 215 autori per il Papa", un volume di 344 pagine di 325 poesie, stampato nel formato di cm. 15 x 21, con copertina a colori plastificata, possono inviare la somma di 20 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius" specificando la causale.


GRANDE SUCCESSO PER IL VOLUME ANTOLOGICO "UNA POESIA PER IL PAPA"
REALIZZATO DALLA NOSTRA CASA EDITRICE
E DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE POETI, AUTORI E ARTISTI D’ITALIA

L’IMPORTANZA DELLA FEDE
È NELLA SPERANZA

di MARIA GABRIELLA BINDA

È della brava pittrice genovese Sandra Roncallo la riproduzione riportata in copertina de "Il cammino della Speranza" la bella immagine del Pontefice Giovanni Paolo II, alias Karol Wojtyla, ritratto del S. Padre in cui si notano i particolari di un volto luminoso, ancor integro da ogni intaccamento di un male celato nelle Sue viscere. Nel delicato contrasto delle sfumature, la Sua figura ancor giovanile è armonica, oserei dire effervescente; risalta in modo encomiabile su quella copertina color panna, sobria ed elegante, con fasce e scritte di un rosa quasi fucsia. Egli appare… come nel riquadro d’una finestra con le braccia levate in segno di perenne benedizione.

Cosí, la bella riproduzione ci apre il testo invitandoci alla lettura. Dopo l’ottima introduzione del curatore dell’Antologia, lo scrittore ed editore Marco Delpino, il quale ci narra i motivi della nascita del libro, del legame del S. Padre a Santa Margherita Ligure e a Chiavari, con un corredo di foto ricordo veramente uniche.

Il volume, di ben 344 pagine, in vendita presso le migliori librerie al costo di euro 20 (ma può essere richiesto alla nostra redazione allo stesso costo, spese di spedizione comprese), è ricco di ricordi, di frasi, di poesie e pensieri che, per la maggior parte, sono dedicati all’"Uomo" Karol, in momenti unici, irripetibili, in cui, anche i più piccoli hanno voluto lasciare la loro breve testimonianza a Colui il quale era e fu il "Grande Nonno", l’"Uomo" amato da grandi e piccini, soprattutto dai giovani, poiché Karol Wojtyla era giovane dentro, nonostante gli acciacchi e il male che lo divorava lentamente.Ma, quell’"Uomo" cosí amato e rispettato in tutto il mondo fu il Pontefice Giovanni Paolo II, Colui che seppe raggiungere gli angoli più disparati della Terra, nell’osservanza di usi e costumi dei Paesi in cui fu ospite, unendo i potenti del Globo. Non solo, ma in questa ricca Antologia vi sono anche pensieri legati al nuovo Pontefice, Benedetto XVI, Joseph Ratzinger.

Dunque, un libro che suggella un segno d’Amore, d’affetto, di Fede profonda, ma raccoglie al suo interno esternazioni di stima, di commiato e ricordi, anche da quelle persone che non sono proprio fedeli nel senso vero della parola, ma la loro testimonianza resta un gesto di riverenza, di gratitudine verso un grande "Uomo", un grande Papa.

Chiude in quarta di copertina una bella Opera di Antonio Valentini ("Valan").

Questa bella Antologia ha ottenuto il patrocinio del Comune di S.Margherita Ligure e dell’Assessorato alla Cultura.

I lettori interessati ad acquistare il libro "Il cammino della speranza - 215 autori per il Papa", un volume di 344 pagine di 315 poesie, stampato nel formato di cm. 15 x 21, con copertina a colori plastificata, possono inviare la somma di 20 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius" specificando la causale.


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AMORE - MARE: NELLE POESIE
DI LORENZO SEBASTIANELLI

LA STORIA DI UNA PASSIONE VIVIFICANTE

 

Parlare del mare significa essenzialmente capire noi stessi, le nostre radici, la storia di un rapporto che può essere profondo, di vero amore. Parlare del mare significa raccontare la vita e le facce di chi, col mare, è legato da una sorta di cordone ombelicale. Storie che raccontano usanze, tradizioni, ma anche nuovi orizzonti, ed una cultura di vita. Storie dal sapore antico.

Lorenzo Sebastianelli lo sa, lo sente, lo racconta con una novella breve ma intensa, che sa toccare alti livelli poetici.

Il mare è la metafora del Creato, una delle sue espressioni più complete, un mutamento incessante che avvolge e trasforma l’intero mondo.

Dall’oceano nascono gli uragani e quindi la morte. Un esempio l’abbiamo avuto con lo tsunami che ha cancellato le isole dei sogni, i paradisi delle vacanze occidentali. Una furia che però non ha ucciso gli isolani che ancora capiscono il linguaggio della natura. Il mare, il loro mare, li ha avvisati per tempo, così che il suo passaggio è stato più che altro un rinnovare la terra, cancellare per preparare un nuovo ciclo.

Saper ascoltare il mare è quindi un dono raro. Il passaggio successivo è compenetrarlo, farsi assorbire in esso. E quale momento migliore per farlo se non con l’amata? In un totale e appagante ritorno alla natura, all’essenza delle cose?

Amore e vita, il mare è l’origine della vita, il ventre liquido dell’umanità. Una spiaggia, le onde che s’infrangono da milioni di anni e continuano ad ogni istante a farlo, spuma che lambisce corpi che si donano e si uniscono. Queste immagini sono il fulcro della lieta novella di Lorenzo Sebastianelli. Gli antichi sciamani vedevano l’universo come una rete di fibre luminose che collegano i corpi degli uomini alle forze del creato e insegnavano ai loro apprendisti come percepirne la presenza, utilizzando i canali per guarire le malattie, per vedere nel futuro.

Tutta la rete della vita è palpitante e manifesta in riva al mare. Del resto oggi la scienza riscopre quelle verità che sembravano mistiche. La complessità e unitarietà del sistema chiamato "Gaia", il mondo che vive, dischiude nuovi orizzonti e fa comprendere che tutti noi, anime ed elementi, siamo nella molteplicità, viviamo da entità separate, ma la nostra vera natura è l’uno. Nella fusione tra i due amanti e dei loro corpi con le onde che frangono il bagnasciuga si può quindi prefigurare l’unità che un tempo fu e un tempo che sarà, quell’eterno istante in cui ogni colpa è lavata, ogni affanno cessa e tutte le cose sono chiare. In tal senso questo lavoro è anche fortemente sacrale, profetico, per certi versi.

Dicono che il mare non conservi il ricordo di niente, che tutto si cancelli e sparisca in esso, perché "il mare non ha rughe, non ha cicatrici; e nessuno è vecchio in mare…". E tutto questo è possibile perché il mare è vita, e la vita è essenzialmente amore, come ci ricorda l’Autore.

 

Marco Delpino

(giornalista ed editore)

 

I lettori interessati a ricevere "Amore mare" di Lorenzo Sebastianelli, 24 pagine formato cm. 14 x 21 con copertina in cartoncino a colori, possono inviare 5 Euro alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il volumetto sarà inviato direttamente a domicilio senza ulteriori spese di spedizione.

 

 

È USCITO IL QUINTO LIBRO DELLA RACCOLTA ANTOLOGICA DI RACCONTI, 
SAGGETTI E POESIE "GATTI, CANI & COMPANY/5" 
PROMOSSA DALLA NOSTRA CASA EDITRICE E DEDICATA AGLI ANIMALI DI AFFEZIONE

 

L’AMICIZIA E L’AMORE

 

di MARIAGABRIELLA BINDA

L’amicizia che scaturisce tra l’animale pensante, cioè l’uomo, e gli animali con i quali viene a contatto, può, sotto certi aspetti, essere contraccambiata e suggellata per tutta la vita.Avendo avuto la possibilità di leggere in anteprima le pagine che hanno composto la nuova Antologia dedicata agli animali ("Gatti, cani & Company/5") realizzata dalla nostra Casa editrice, mi sono ritrovata a riflettere sull’importanza di queste amicizie. Questi piccoli esseri che prendono forma e parola, attraverso le parole dei vari Autori, sono veramente amici che trasformano le solitudini della vita con semplici miagolii, oppure con festosi latrati; sono coloro che attendono una carezza affettuosa, un segno di riconoscenza da parte nostra e, loro, in cambio ci dànno un infinito amore.
Come si può non innamorarsi perdutamente di un gattino o di un infelice cagnolino? Essi ci guardano con occhi imploranti, con una dolcezza infinita offrendoci un bene immenso e dandoci vere lezioni di vita. Eppure, la nostra codardia, la nostra indifferenza, ci rendono cosí ciechi e ottusi che, molte volte, non riusciamo a vedere al di là del nostro smisurato egoismo.
Questa nuova raccolta antologica ci insegna dunque ad amare e apprezzare queste creature. Gli Autori si sono alternati con prose e poesie dedicate ai loro dolcissimi amici; certamente vi sono dediche a gatti e cani, ma non esulano nemmeno gli agnelli, i cervi volanti e, una moltitudine di altri animali.I racconti sono innumerevoli, cosí come la nutrita effervescenza delle poesie che si tramutano, nella lettura, in veri canti d’amore verso i piccoli amici. 
È un’Antologia che raccoglie sentimenti, i più disparati, che ti entrano dentro il cuore e sfiorano le corde della nostalgía e del ricordo.Curata dal nostro direttore, questa Antologia, nata da un’idea di Veronica Delpino, ha trovato ottimi riscontri in questi anni, tanto che è giunta alla quinta edizione con successo, arricchita da simpatici disegni che accompagnano gli scritti con garbo e pizzichi d’ironia.

 


I lettori interessati ad acquistare la raccolta antologica "Gatti, cani & Company/5", un libro di 96 pagine, stampato nel formato di cm. 15 x 21, con copertina a colori plastificata, possono inviare la somma di 10 Euro, spese di spedizione comprese, alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) in contanti o in assegno o versarla sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius" specificando la causale.

 


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“A LATO DELL’IMMAGINE”
RACCONTI E RIFLESSIONI
DI PATRIZIA BIANCHI

1.

Dopo quindici mesi di lavoro, ha visto la luce il primo libro di Patrizia Bianchi, A lato dell’immagine (Ed. Tigullio, Santa Margherita Ligure, mise en page di Marco Delpino). Massimo Sannelli ne ha curato l’editing, parola per parola, insieme all’autrice, e la postfazione. Il disegno sulla copertina è del poeta Marco Giovenale, che qui pubblica per la prima volta un’opera grafica.

La famiglia e i rapporti, la differenza o la solitudine della mente tra le altre menti, la parola come ombra e figlia del corpo sono i temi portanti di A lato dell’immagine, e appartengono anche alla ricerca personale di Massimo Sannelli: questo ha comportato sùbito un incontro e un dialogo, con tutto il lavoro che ne è seguìto. Dunque il lavoro è stato moltissimo, su più fronti: sia perché nessuna ispirazione appare senza scorie sia perché lo stile non è automatico, soprattutto in una ricerca che esordisce. Per ottenerlo, bisogna quasi smettere di essere se stessi: cioè morirsi e ritrovarsi, contro il senso comune, e quindi scoprire il primato dei libri (percorsi, vie nuove, preghiere, ecc.) sulla vita, in una vita di scrittori. Questo lavoro non è un nuovo decadentismo o una sterilizzazione, ma una necessità urgente all’interno: come il bisogno di cibo e di acqua per il corpo di carne.

La purificazione stilistica (nell’autrice) e il ruolo di miglior fabbro (nell’editor) sono atti dolorosi, per entrambi i performers. Infatti si realizza una performance senza pubblico: in primo luogo, deve cadere – e non è facile – l’imposizione di una scrittura ammorbidita, ultrasensibile, ‘da donna’ (con tutti i suoi stilemi, stereotipi, ecc., di cui l’uomo medio sorride). Quindi la vocazione deve essere smontata e ricostruita, pezzo per pezzo, e l’editor deve rischiare il fallimento o la contestazione: ammettere di aver sbagliato, o diventare troppo sibillino o irrazionale, o perentorio, nei suoi e no. Per le "donne isolate, bruciate, dimenticate, senza età, mai nate" questo percorso è una doppia via crucis ("la croce è supplizio, il supplizio è croce"), che ferisce sia i testi della vocazione letteraria sia la stessa vocazione.

Quando il percorso è avviato, gli stilemi della paraletteratura vengono neutralizzati, a poco a poco. Allora appare la vera potenza di una scrittrice, nella letteratura; e la sua vera differenza dall’uomo, e la sua rispettabilità artistica: la grandezza è attiva, i primi risultati sono buonissimi, l’autonomia dagli stereotipi è stata raggiunta. Tutto diventa nuovo e più alto, e gli osservatori maschi – editor compreso – imparano ad onorare identità autorevoli, immerse in una luce che è uguale per tutti, maschi e femmine, e che ne rappresenta la casa comune: "Ora un uomo entra nella stanza, si ferma e guarda. A pochi passi da lui, una donna guarda l’uomo, che guarda la luce".

 

2.

Questo libro non è ancora il capolavoro, ma è onesto, e a tratti bellissimo. Il capolavoro potrà venire dopo, superando il primo grado compiuto qui. Se c’è un’occasione per nascere di nuovo – ed è la sola, e può rimanere unica – deve essere colta presto, con dignità. Infatti si tratta di vivere o di non vivere: tutto il futuro, privato e pubblico, ne dipende. 

Della proliferazione e di altro, dato come postfazione, è forse il migliore scritto teorico (e autocritico) di Massimo Sannelli. Lo è perché dice tutto, quasi urlando – ma non senza stile. Afferma e nega, ma cerca sempre la bellezza, anche asimmetrica, mai autoriferita. Cioè invoca e adora il divino, nella forma in cui due mani umane possono tentare di toccarlo. Mentre urla, la prosa sembra un solfeggio parlato, rigorosissimo, e questo stile è in comune con la narrativa e i poèmes en prose della stessa Bianchi.

 

3.

Quasi tutti i predicati che seguono la cellula io sono potrebbero essere, e sembrano, buoni: io sono un uomo un giovane un critico un poeta, ecc. Invece sono maschere e veleni, e il meglio è abbandonarli, come si toglie un vestito che non piace più o con il quale non si riesce a camminare. In questo libro, e in molte scritture recenti, formali o informali, non si celebra un individuo, donna o uomo, ma si indica una direzione più nobile e universale: "Fa orrore sentirti parlare così. Che tipo di profeta sei?". Questo orrore è il senso di meraviglia per ciò che è bello e asimmetrico, quotidiano e assolutamente inusuale: la glossolalia è in disuso, e la profezia porta molto frutto a molti.

 

Chi fosse interessato ad acquistare copia del libro di Patrizia Bianchi "A lato dell’immagine", potrà inviare la somma di 10 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.

 


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"NEVE LA LIEVE": RACCONTO DI RITA MARCHESI

UNO SPLENDIDO VIAGGIO
IN UN FANTASTICO MONDO ANIMALE

di MARCO DELPINO

 

Questa è una fiaba gradevole e "lieve" come il titolo, ma vola più alta di una semplice storiella per bambini.

Si può parlare di fiaba nell’ambientazione: un reame fantasioso seppur molto simile alla vita di tutti i giorni, con uno stile narrativo sciolto anche nel linguaggio e nella scelta (quasi disneyana) di prendere il punto di vista degli animali, specialmente dei gatti (la micina "Neve la lieve" e i suoi simili). Tutti parlano, provano sentimenti, pongono l’essere umano non al di fuori, ma al margine del loro mondo, in un’inversione di ruoli molto educativa, anche perché a parlare non sono solo i felini, ma pure il vento, gli elementi e gli altri animali. Il cosmo e la natura sono visti come una comunità che interagisce. Un tutto unico, inscindibile e armonioso.

Si tratta di un completo rovesciamento di prospettiva. L’homo-sapiens, infatti, non riesce a vedere al di là del proprio naso, considera "animali" le altre creature invece che fratelli nell’unico soffio vitale, vede i fenomeni naturali come "processi" da dominare e non come aspetti di una realtà più grande ed unitaria. Tanta superbia è anche il più delle volte ignoranza, visto che la scienza accetta ormai il concetto di "Gaia", ovvero del pianeta come un essere vivente (persino le rocce e il magma) e le teorie cosmologiche, in un modo o nell’altro, riconducono ogni cosa ad un’armonia superiore. Una consapevolezza che San Francesco possedeva ben prima dei nostri scienziati...

Sembrano considerazioni fuori luogo per una favola, ma sin dalla citazione iniziale di Sant’Agostino si avverte una sotterranea tensione all’assoluto, al di sotto della spigliata e, a tratti, sbarazzina narrazione.

Credo che uno degli insegnamenti che si prefigge il presente racconto sia quello di spronare grandi e piccini a rispettare il Creato. Allo stesso tempo si può parlare di allegoria, perché questo mondo animale e naturale, reso antropomorfo col dono della parola, ripropone quello umano: c’è persino il gattone "Burricchio", "reduce di guerra", che si vanta di aver sterminato centinaia di topi, e poi litigherà con un suo simile, il vanesio Carota, un "cantante lirico" che si attira le pantofole del vicinato coi suoi gorgheggi notturni… Ritroviamo così invidie, dispetti e tresche che riflettono la nostra società. Mici e altri protagonisti, ognuno dotato di spiccata personalità, conoscono poi anche i poeti e i filosofi classici e disquisiscono a volte sui concetti da essi introdotti: una sfumatura del racconto che è inevitabilmente rivolta agli adulti e non ai bambini.

Come tante fiabe, anche questa è una storia d’amore, perché alla fine, sulle meschinerie così tanto umane di alcuni personaggi "bestiali", trionferà l’amore di Morfeo per Neve e il male sarà bandito anche dal regno di Malkuth.

Sono questi alcuni aspetti e chiavi di lettura; altre ve ne sono. Una di queste ci riconduce al fascino proprio della razza felina. Come "gattofilo", personalmente lo avverto in modo particolare. A tal proposito meritano un cenno di nota i bozzetti, soprattutto di gatti, nelle loro tipiche pose ed espressioni che l’Autrice, la quale è anche un’artista di valore con molte mostre e riconoscimenti all’attivo, ha saputo cogliere alla perfezione. Tornando ai gatti, chiudo queste note con un ricordo personale. La mia micia non è meno dispettosa e avventurosa dei gatti che troverete in questo racconto... Pensate che, in un certo periodo, si fissò di dare la caccia a un piccione, che si divertiva peraltro a irriderla svolazzando lesto dopo averla lasciata avvicinare... Ebbene, un giorno la "perfida" riuscì a convincere un gattone suo amico, che stava sempre sulla finestra al terzo piano della casa accanto, a collaborare in una "battuta". Il piccione si posò sulla finestra e il felino cercò di prenderlo... Forse la micia, che aspettava sotto, pensava che avrebbe spinto il volatile fra le sue fauci... Se non ché il gattone, con lo slanciò, mancò il pennuto e volò giù dal terzo piano... Per fortuna sotto a quella finestra c’era un grosso rampicante ed il malcapitato risparmiò una delle sue sette vite... A onore della mia micia va detto che confortò l’amico fino all’arrivo del suo padrone. Una scenetta che, condita da acconci dialoghi, piccione compreso, non sfigurerebbe in questa fiaba. Ciò dimostra comunque che anche le "bestie" pensano in un loro modo che non è solo istinto... I gatti, in particolare, rispetto ad altri animali domestici, riescono a essere liberi dai loro padroni, pur sapendoli adulare quando è il momento. Ed è proprio questa indipendenza che ci piace e che certamente piace a Rita Marchesi. Lo sa anche Neve, che è lieve come il mondo fatato, e pur tuttavia reale, che ci accompagnerà a scoprire.

Chi fosse interessato ad acquistare copia della favola di Rita Marchesi "Neve la lieve", potrà inviare la somma di 10 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.

 


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"SE RIMANETE IN ME", 
POESIE DI RITA MARCHESI

Una grande, innata e inesauribile forza dello spirito ha permesso a Rita Marchesi, veronese di Valeggio s. M., di scoprirsi, ancora parecchio tempo fa, quando era giovanissima, poetessa e pittrice, vale a dire capace di collegare assieme facilmente le due attività artistiche per molti aspetti affini e,volendo, complementari, unite dal filo dell’ispirazione e dell’attività creativa.

Tutto ciò non è soltanto ricavabile dal suo ragguardevole "curriculum", ma è evidenziato, con la massima chiarezza, da esempi pratici e concreti, da momenti speciali della sua volontà realizzatrice; momenti costituiti in termini reali, essenziali e già ben conosciuti e apprezzati da raccolte di poesie date alle stampe da editori prestigiosi e, per l’altro verso, da mostre personali e collettive tenute nelle più grandi città in Italia e all’estero.

È doveroso ricordare che tra i riconoscimenti più significativi andati a Rita Marchesi vi è stato nel 1990 a Milano (per questa raccolta di poesie) il primo Premio "Trofeo Internazionale Modigliani" e, nello stesso concorso, il primo Premio per le linoleumgrafie).

Sono immagini intense e di penetrante e diffuso lirismo quelle che Rita Marchesi inanella nelle cinquanta pagine premiate, nelle quali i versi si caratterizzano, per sincerità e sensibilità dell’animo e spontaneità dell’ispirazione.

In ogni verso il pensiero si manifesta profondo, originale, nutrito quasi di filosofia, benché diffuso con intensa dolcezza.

Franco Ceriotto (critico letterario)

 

La poesia di Rita Marchesi si abbevera alla fonte della Fede ed entra nelle ferite dell’esistenza con una scansione fatta di ritmo e di assonanze che testimoniano la crescita stilistica di una poetessa degna di considerazione.

Un cammino in cui i sentimenti e la consapevolezza portano ad un crescendo letterario ed artistico di un’autrice che possiede a pieno le tecniche poetiche e sa piegarle al proprio canto, che non cade mai di tono e sa "restare in noi", come la parole di San Giovanni da cui prende spunto il titolo dell’opera.

Marco Delpino (giornalista ed editore)

 

Chi fosse interessato ad acquistare copia del libro di poesie di Rita Marchesi "Se rimanete in me", potrà inviare la somma di 10 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.

 


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OPERE DI MARCO DELPINO

 

"UN MONTE, UNA STORIA", PUBBLICATA LA SECONDA EDIZIONE
DI UN LIBRO DI SUCCESSO
DEDICATO AL MONTE DI PORTOFINO E ALLA SUA SALVAGUARDIA

Dopo il grande successo della prima edizione, è stata pubblicata in queste settimane la ristampa del libro di Marco Delpino dedicato al Monte di Portofino intitolato "Un Monte, una storia". Disponibile nelle migliori librerie della Liguria, il volume (di 168 pagine, con foto a colori e in bianco e nero, copertina a colori plastificata) è in vendita a 15 euro presso la nostra redazione, alla quale gli interessati possono rivolgere le richieste.
Ecco di seguito una presentazione al libro scritta dal direttore della rivista on line "Gazzetta di Santa".

 

UNA BATTAGLIA CONTRO
L’INGORDIGIA DELLA SPECULAZIONE

di GIOVANNI GALVANI

"Il Monte", non "un monte": per chi frequenta le nostre zone è sinonimo di un lembo di terra che interrompe la costa tra Rapallo e Recco e si protende sul mare, alto quanto basta per dargli diritto a quel nome. Due volte "monte" nella sua radice indoeuropea di sporgenza: sporgenza verso l’alto ma anche verso il mare.
Un Monte che affascina il visitatore occasionale ma, cosa importante, affascina anche chi vi è nato e riscopre ogni giorno le sue bellezze.
A quest’ultima categoria appartiene Marco Delpino che, a differenza di molti altri conterranei meno avvezzi allo scrivere, riesce a trasmettere il suo amore per il Monte attraverso pubblicazioni sempre avvincenti e sempre nuove.
Il titolo di questo volume, "Un Monte, una storia", rende bene il suo carattere enciclopedico.
Seguendo un percorso culturale ineccepibile la prima parte descrive le origini, il territorio, flora e fauna; solo dopo aver capito la ricchezza ambientale possiamo apprezzare la seconda parte che sviluppa la storia vera e propria.
Storia che fa perno sulla ricorrente ingordigia di chi vorrebbe monetizzare questa ricchezza e sulla caparbia resistenza di chi si oppone allo scempio.
Delpino stesso è stato ed è instancabile difensore del Monte e per questo ha saputo coinvolgere personaggi eccellenti.
La terza parte raccoglie le testimonianze di alcuni di questi personaggi: da Ardito Desio, il famoso scalatore e geologo, a Indro Montanelli. Non solo personaggi del nostro tempo come Enzo Biagi e Piero Angela, ma anche testimonianze del passato come Guy de Maupassant... e tanti, tanti altri.
Per chi volesse farne uno strumento di consultazione, utile l’aggiunta di un indice dei nomi.
Un libro che ha meritato il successo avuto, tant’è che siamo alla seconda edizione.

Chi fosse interessato ad acquistare copia del libro "Un Monte, una storia" di Marco Delpino, potrà inviare la somma di 15 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.

 

"IL FILO DELLA MEMORIA":
UN PREZIOSO LIBRO DA COLLEZIONE

UNA STORIA DEL TIGULLIO
TRA L’800 E IL ‘900

 

"… Encomiabile è la parte economico-storica, resa brillante dalle note vivaci sui personaggi conosciuti e ben noti.

L’acuta osservazione, suscitata da una profonda sensibilità per le sofferte fatiche degli uomini della terra ligure, la saggezza naturale e sorprendente dell’autore, giovane per età ma energico e saggio per comprensione e per intelletto, fanno di questa pubblicazione un gioiello che tutti vorrebbero conoscere, avere, comprendere, apprezzare.
Lo stile sobrio (in apparenza), ricco di vocaboli classici sparsi qua e là come perle preziose, avvincono il purista più esigente, portandolo a conoscere la popolazione semplice, forte, tenace a volte polemica, ma sempre giunta al fine prefisso.
Non manca il lavoro quasi nascosto delle donne intente alle reti o alle vele, o all’abile tessitura dei velluti o persino alla creazione di pizzi, così pregevole da supporre ogni concorrenza a tutt’oggi.
Poi l’inizio del grande turismo che, con l’esodo ligure, varcò ogni confine…
La stesura di questo libro mi ha richiamato in modo evidente lo stile manzoniano, umano sempre e pur sottilmente ironico, bonario e comprensivo, amaro a volte, personale e colto con massimo di saggezza vera in ogni tempo… ".

Elisa Artelli

 

E’ disponibile ancora in poche copie la seconda edizione de "IL FILO DELLA MEMORIA": storia e immagini del tigullio di un tempo, di Marco Delpino: 112 pagine formato album, 30 preziose foto d’epoca in b/n, copertina a colori - nota introduttiva di Indro Montanelli.

Chi fosse interessato ad acquistare copia del libro "Il filo della memoria", potrà inviare la somma di 10 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.

 

"IL DUBBIO E LA RAGIONE":
UN LIBRO (TASCABILE) PER MEDITARE E RAGIONARE...

PENSIERI IN PILLOLE

 

di ISABELLA MICHELA AFFINITO

Quando si mostra attenzione agli eventi della realtà contemporanea, siano essi nazionali o internazionali, e quando lo si fa con la mente e con gli occhi del giornalista esperto, che ama ciò che fa, allora certamente insorgeranno dei dubbi e altrettante ragioni. Ecco perché il giornalista Marco Delpino è arrivato a redigere questo testo (in formato più che tascabile e quindi di facile lettura), che rappresenta un sunto degli eventi più recenti che hanno in qualche modo ‘deviato’ il corso della storia dell’umanità. Ritiratosi nell’eremo delle sue personali riflessioni, l’autore ha nuovamente preso carta e penna per comunicare secondo una vocazione professionale rivolta all’umanizzazione dell’opinione pubblica, ma anche della classe giornalistica che resta dell’idea "di sbattere in prima pagina il ‘mostro’ quotidiano o di trasformare un fatto di malcostume nell’evento del momento, ..." (a pag.16).

L’autore, di Santa Margherita Ligure, è nato il 18 gennaio del 1953 e, da buon Capricorno, raziocinia le parole o meglio valuta con discernimento il loro relativo utilizzo nel contesto della sua attività d’informatore pubblico, di direttore di un periodico d’attualità e cultura, "Bacherontius", che non trascura di apprezzare soprattutto la "buona notizia". Ha iniziato questo volume tessendo un elogio al tempo, amico e nemico di ogni uomo e lui in particolar modo (essendo del Capricorno) concepisce i benefici del tempo solo a grandi distanze, con la prudenza e la costruttività saturniane che egli stesso, possedendole, conferisce al tempo.

"La nostra è una corsa sempre più frenetica tra i misteri dell’universo. Del resto è un cammino che si ripete da secoli, da quando il cosmo si formò e cominciò la rotazione degli astri, dei pianeti, in un’armonia costante: il mistero dell’universo, dell’essere e non essere della vita. Questo tempo non ci viene restituito come dono, come la luce del sole, ma come offerta dell’uomo a sé stesso" (a pag.6).

Grande estimatore della sua terra, non poteva mancare al grande avvenimento del G8 a Genova per poter poi scrivere un resoconto di quelle giornate scivolate, purtroppo, nella tragicità della guerriglia urbana. Visibilmente attrezzato da reporter con tanto di "pass giornalistico esibito dal finestrino aperto, non subii alcuna contestazione o aggressione" (a pag.56). Comunque restò profondamente contristato quando seppe di alcuni colleghi feriti dai blak blocks.

I personali dubbi su tutto ciò che sta accadendo a livello mondiale, forse, resteranno anche dopo la lettura di questo libro, ma le ragioni di portare avanti un proprio dialogo per allungare la vita dell’umanità tutta, sicuramente, a libro concluso, si rafforzeranno cercando di superare il peso dei dubbi, così da spostare l’ago della bilancia verso la globale ragionevolezza.

Sono disponibili, in limitato numero, ancora alcune copie del libro "IL DUBBIO E LA RAGIONE" di MARCO DELPINO.

Chi fosse interessato ad acquistare copia del libro, potrà inviare la somma di 5 Euro (in contanti o in assegno, oppure versarli sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius", specificando la causale) alla nostra redazione di Via Belvedere, 5 – 16038 Santa Margherita Ligure (GE). Il libro sarà inviato senza ulteriori spese postali.


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I NOSTRI LIBRI PER I NOSTRI LETTORI
IN OFFERTA SPECIALE

 

Sono in vendita, in offerta speciale per i nostri Lettori, alcune pubblicazioni della nostra Casa editrice "Tigullio-Bacherontius" a prezzi eccezionali di 3, 5, 7 e 10 Euro, con ulteriori sconti per acquisti cumulativi e un’offerta ulteriore per chi acquista almeno tre libri. Un’occasione unica da non perdere.

LIBRI A 3 EURO LA COPIA
(ACQUISTO MINIMO: DUE TITOLI)


IL DUBBIO E LA RAGIONE
, disquisizioni e riflessioni di Marco Delpino, formato tascabile, 72 pagine, con foto interne in b/n, copertina a colori, 3 Euro.

POESIE AL PESTO
, raccolta antologica a cura di Marco Delpino, formato cm. 15 x 21, 64 pagine con illustrazioni interne in b/n, copertina a colori, 3 Euro.

IL CORAGGIO DELLA VERITÀ
, il bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 e la lunga lotta di una donna contro il "segreto di Stato", di Gian Piero Prassi, postfazione di Marco Delpino, formato cm. 15 x 21, 48 pagine con illustrazioni interne in b/n, copertina a due colori, 3 Euro.

SAN PIETRO E…, raccolta di racconti satirici e di varia umanità dello scrittore Paolo Riceputi, prefazione di Marco Delpino, formato cm. 14 x 21, 184 pagine, copertina a colori, 3 Euro.

A MORALE DA FÖA e A DESTENDËA, raccolte di poesie dialettali liguri (con relativa traduzione) del poeta Mario Accornero, 100 pagine mediamente a libro, formato cm. 14 x 21, con illustr. interne, copertina a colori, 3 Euro la copia. I due libri assieme a 5 Euro.

IL BEATO CONTARDO FERRINI - UN AMICO IN MEZZO A NOI, biografia di un Santo del nostro tempo a cura di Maria Manarini Maggi, formato cm. 14 x 21, 104 pagine con illustrazioni interne in b/n, copertina a due colori, 3 Euro.

CACCIA GROSSA NEL SISTEMA SOLARE e DALLE GUERRE INTERPLANETARIE A QUELLE SANTE SULLA FACCIA DELLA TERRA, testi scientifici di Fulvio Righetti, formato cm. 15 x 21, 48 pagine cadauno con illustrazioni interne, copertina a colori, 3 Euro per ciascun libro.

DAL MEDIO ORIENTE CON LA MORTE NEL CUORE, racconti dello scrittore Ugo Bossi, formato cm. 15 x 21, 160 pagine, copertina a colori, 3 Euro.

LE FAVOLE DEL FLAUTO MAGICO, raccolta di fiabe a cura di Angela Gemelli Montermini, formato cm. 16 x 24, 64 pagine, copertina a colori, 3 Euro.

 

LIBRI A 5 EURO LA COPIA

PARAGGI, QUEI GIORNI, I MIEI RICORDI, racconto e riflessioni, di Guido Loero, formato cm. 16 x 22, 72 pagine, con foto interne a colori e in b/n, copertina a colori, sovracoperta su cartoncino rigido, 5 Euro.

UNA GRANDE STORIA D’AMORE - Volumi 1 e 2, raccolte antologiche di racconti, poesie e saggi dedicati al tema dell’amore, a cura di Marco Delpino e Paolo Riceputi, formato cm. 16 x 24, 200 pagine mediamente per ogni volume, con illustrazioni interne in b/n, copertina a colori, 5 Euro. I due libri assieme: 8 Euro.

GATTI, CANI & Co. - volumi 2° e 3°, raccolte antologiche dedicate agli animali, 140 pagine mediamente a libro, formato cm. 15 x 21, copertina a colori, 5 Euro per ciascun libro. I due libri assieme: 8 Euro.

RICORDI DI SCUOLA e TI ASCOLTO…, raccolte di racconti di scuola e di guerra, formato cm. 15 x 21, copertina a colori, 90 pagine a libro, 5 Euro per ciascun libro. I due libri assieme: 8 Euro.

QUELLI DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA, racconti di guerra di Ugo Bossi, Bossi, formato cm. 15 x 21, 160 pagine, copertina a colori, 5 Euro.

VIVERE IL MARE - Volumi 1 e 2, raccolte antologiche di racconti, poesie e saggi dedicati al mare, a cura di Marco Delpino, formato cm. 16 x 24, 180 pagine mediamente per volume, con illustrazioni interne a colori e in b/n, copertina a colori, 5 Euro. I due volumi assieme: 8 Euro.

 

LIBRI A 7 EURO LA COPIA

UN MARE DA VIVERE, UNA TERRA DA AMARE (antologia n. 6 e n. 7)
, raccolte antologiche di racconti, poesie e saggi dedicati al mare e alla Liguria, a cura di Marco Delpino e Paolo Riceputi, formato cm. 16 x 24, oltre 200 pagine a volume, con illustrazioni interne a colori e in b/n, copertina plastificata a colori, 7 Euro. I due libri assieme: 12 Euro.

IL SAPORE DELLA PACE e UN DOMANI DI PACE - Volumi 1 e 2, raccolte antologiche di racconti, poesie e saggi dedicati al tema della Pace, a cura di Marco Delpino, prefazione di Fernanda Pivano, formato cm. 15 x 21, 200 pagine mediamente per ogni volume, con illustrazioni interne in b/n, copertina a colori, 7 Euro la copia. I due libri assieme: 12 Euro.

 

LIBRI A 10 EURO LA COPIA

L’UOMO E IL MARE e VENTO DI MAESTRALE, raccolte di racconti di mare dello scrittore Vittorio G. Rossi, formato cm. 14 x 21, 200 pagine mediamente per libro, con foto interne in b/n, copertina a colori, 10 Euro la copia. I due libri assieme: 15 Euro.

 

Modalità di acquisto: I prezzi si intendono comprensivi di spese di spedizione. I lettori interessati ad acquistare le nostre pubblicazioni possono inviare le richiesta alla redazione delle Edizioni "Tigullio-Bacherontius", Via Belvedere, 5 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE) allegando il relativo importo in contanti o in assegno, oppure versarlo sul c/c postale n. 28745487 intestato a "Tigullio-Bacherontius"

Chi acquista tre libri avrà diritto a ricevere gratuitamente (a scelta) o la raccolta antologica "Ti ricordi il mulino" oppure il libro "Il filo della memoria", entrambi di Marco Delpino.

 


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